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lunedì 12 settembre 2011

L' 11 settembre di molti anni

11 settembre 1984: mio padre muore e non era vecchio. 66 anni, con le riforme in divenire non potrebbe neanche andare in pensione ora.
11 settembre 2001: sono a scuola, insieme alle colleghe, redigiamo un progetto o almeno ci proviamo. Fa caldo e la sala professori ha un lungo tavolo di fòrmica, brutto ma funzionale. Una notizia sul cellulare: qualcosa è successo in America, a New York! 
Finalmente a casa, vedo l'orrore, che mi tiene incollata alla tv fino a tardi.
Mi sembra impossibile, inaudito, gigantesco. Un Olocausto, anche se di proporzioni minori, ma che conta? Conta l'intenzione, anche qui.
11 settembre 2011 ( 11... doppio!): sono arrabbiata, delusa, inferocita.
Con il mio Dirigente e la sua cattiveria, con le inefficienze della scuola, con gli altri intorno che sono proni e rassegnati.
Sono arrabbiata per l'impotenza di ottenere giustizia, per la complicità di cui godono i prepotenti, gli incompetenti, i detentori di poteri  più o meno estesi.
E per gli indignados che in Italia sono sempre troppo pochi.
E il Paese va male e il Mondo è allo sfascio e le brutte notizie si accavallano e ti tramortiscono.
Cerchi conforto toccando la pelle di qualcuno che ti è caro, ma il qualcuno non ti rivolge parole consolanti, non intuisce, non sa, nemmeno vuole sapere. Tutto è lì, in quell'attimo, fuori non c'è niente, sembra dire.
Mi sento molto sola.

domenica 28 agosto 2011

La delusione per Irene

Ci hanno fatto impaurire per l'uragano Irene, come fosse l'anticipo della fine del mondo prevista per il dicembre del 2012. Ci hanno morbosamente orientati verso l'attesa di immagini catastrofiche. Oggi, poi, Irene, è diventata una semplice tempesta tropicale. Semplice per modo di dire ovviamente, visto che danni e vittime ci sono stati.
Irene è diventata come una di famiglia, femminilizzata e coccolata. Potenza dei media, alla cui esposizione siamo volentieri o no sottoposti. Valgono solo gli "eventi" ormai: giganteschi, imprevedibili, caciaroni e fantasmagorici.
Poi scopriamo che sono delle bufale e si sgonfiano come palloncini. Intanto dentro noi ha attecchito la pianta disturbante del morboso. E ci mettiamo a caccia di nuove e più sostanziose esperienze emotive, anche se virtuali.
Meglio se virtuali.